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AI Act, cosa cambia dal 2 agosto 2026 se usi ChatGPT, Claude o altri strumenti AI in azienda

AI act
AI Act dal 2 agosto

Se usi l'intelligenza artificiale per scrivere contenuti, creare immagini o gestire un chatbot sul sito, dal 2 agosto 2026 cambiano le regole. Non si tratta di un dettaglio tecnico per grandi aziende: riguarda anche il negozio, lo studio professionale o la piccola impresa che usa ChatGPT per un post o un plugin AI per rispondere ai clienti.


L'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, entra in una nuova fase. Fino ad oggi le regole più concrete riguardavano soprattutto chi sviluppa i modelli, come OpenAI, Google o Anthropic. Da agosto tocca anche a chi questi strumenti li usa ogni giorno per lavoro.


Cosa succede il 2 agosto 2026


Diventano operativi gli obblighi di trasparenza previsti dall'articolo 50 del regolamento, insieme al sistema sanzionatorio. In pratica, l'uso dell'intelligenza artificiale non può più restare invisibile. Chi la usa per parlare con i clienti o per creare contenuti deve dichiararlo.


Restano invece rinviate le regole più complesse, quelle sui sistemi considerati ad alto rischio, come i software per selezione del personale o valutazione del credito. Queste slittano al 2027 e al 2028. Per la maggior parte delle piccole imprese, quindi, il tema centrale da agosto è la trasparenza, non la burocrazia sui sistemi ad alto rischio.


Se hai un chatbot sul sito, deve dichiararsi


Se sul tuo sito o sulla tua pagina Facebook un assistente automatico risponde ai clienti, dal 2 agosto deve essere chiaro che dall'altra parte non c'è una persona. Vale per i chatbot di assistenza clienti, per gli assistenti vocali e per qualsiasi sistema che simuli una conversazione umana. Basta un avviso semplice all'inizio della conversazione, ma va messo.


Le immagini e i video creati con l'AI vanno etichettati


Se crei contenuti visivi con strumenti come Google Veo o generatori di immagini AI, e quel contenuto simula persone o situazioni reali, serve un'etichetta visibile che dichiari l'origine artificiale. Molti strumenti stanno già inserendo watermark o metadati automatici nei file esportati, ma la responsabilità di comunicarlo in modo chiaro resta di chi pubblica il contenuto. Questo vale soprattutto per campagne pubblicitarie e contenuti social che potrebbero essere scambiati per foto o video reali. L'obbligo non scatta se usi l'AI solo per correggere o migliorare una foto reale già esistente.


Attenzione a chi usa AI per ricerca e analisi


Strumenti come Perplexity o NotebookLM sono utili per raccogliere informazioni e costruire presentazioni, ma restano strumenti che possono commettere errori o restituire fonti imprecise. Se li usi per preparare materiali destinati a clienti o per la formazione interna, il consiglio pratico è uno: verifica sempre le fonti prima di usarle in un documento ufficiale o in una comunicazione pubblica. Non è solo prudenza, è quello che l'AI Act chiede in termini di correttezza dell'informazione.


ChatGPT, Gemini, Claude: la responsabilità resta tua


I grandi modelli linguistici sono già regolati come modelli per scopi generali, e i loro sviluppatori hanno obblighi propri su trasparenza e diritto d'autore. Ma quando li usi in azienda per scrivere testi, riassumere documenti o gestire dati dei clienti, la responsabilità sulla privacy resta della tua attività. Il punto pratico è questo: se inserisci dati sensibili di clienti o dipendenti in una chat AI gratuita, quei dati potrebbero finire nei sistemi di addestramento del fornitore. Meglio usare versioni Business, oppure disattivare la cronologia delle conversazioni.


Le sanzioni sono già operative


Dal 2 agosto le sanzioni previste dal regolamento diventano pienamente applicabili, e possono arrivare fino al 3% del fatturato globale per le violazioni sugli obblighi di trasparenza. Non è una cifra simbolica nemmeno per una piccola impresa.


Cosa fare prima del 2 agosto, in concreto


Tre azioni semplici, senza bisogno di un ufficio legale:


Primo, aggiungi un disclaimer breve dove usi l'AI in modo evidente: post generati interamente da AI, immagini sintetiche, chatbot sul sito, ad esempio "Testo redatto con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale."


Secondo, scrivi due righe di regola interna su cosa si può inserire nelle chat AI e cosa no, soprattutto dati di clienti e dipendenti.


Terzo, fai una lista degli strumenti AI che usi davvero in azienda, chi li usa e per cosa. Non serve un registro complicato, basta un foglio con quattro colonne: strumento, uso, chi lo usa, dati coinvolti.


Chi si muove ora arriva ad agosto già in regola. Chi aspetta rischia di doverlo fare di corsa, con più probabilità di errori.


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Nota di trasparenza

Questo articolo e le immagini a corredo sono stati creati con il supporto di intelligenza artificiale, in linea con i principi di trasparenza descritti nel testo.

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