L'AI può fare l'80% del tuo lavoro. Quel 20% che resta ti rende insostituibile.
- Alberto Rigolino

- 9 ore fa
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Ho letto un articolo su Fast Company che mi ha fatto pensare più del solito.
Il titolo era diretto: "L'AI può sostituire l'80% delle competenze. Questo 20% ti renderà insostituibile." Lo ha scritto Thomas Oppong, e cita una riflessione di Aaron Levie, CEO di Box, che vale la pena riportare: quando vedi l'AI al lavoro, stai quasi sempre vedendo la prima parte di un compito. L'80% meccanico, ripetitivo, eseguibile. Il restante 20%, il giudizio, l'esperienza, la relazione, è ancora tuo.
Ho riletto quella frase tre volte. Perché descrive esattamente quello che vedo ogni settimana nelle aziende italiane con cui lavoro.
Fonte: Fast Company — "AI may replace 80% of skills. This last 20% will make you irreplaceable", Thomas Oppong, 21 maggio 2026
L'80% che l'AI sta già prendendo
Partiamo dalla parte scomoda.
L'AI sta già sostituendo una fetta enorme di lavoro esecutivo: primo draft di testi, ricerche preliminari, analisi di dati, risposta a email standard, generazione di report, sintesi di documenti, produzione di immagini, montaggio base di video. In ambito marketing, il mio territorio quotidiano, sta gestendo varianti di annunci, strutture di campagne, brief creativi, analisi delle performance.
Non lo sta facendo perfettamente. Ma lo sta facendo abbastanza bene, abbastanza velocemente e a un costo abbastanza basso da rendere difficile competere su quel piano.
Se la tua identità professionale si basa principalmente sull'esecuzione, il saper fare tecnico, la velocità di produzione, la quantità di output, quella parte è sotto pressione reale. Non domani. Adesso.
La reazione istintiva è difensiva: "ma l'AI sbaglia", "ma non capisce il contesto", "ma ci vuole sempre qualcuno che controlli". Tutto vero. E tutto irrilevante, se non aggiungi la domanda giusta: cosa faccio io che l'AI non può fare?
Il 20% che rimane vale tutto il resto
L'articolo di Fast Company usa l'esempio dell'avvocato. I collaboratori junior passano la maggior parte della settimana a leggere precedenti, cercare connessioni tra casi, sintetizzare. È l'80% del lavoro. Ma nessun cliente assume un avvocato solo per quello. Lo assume per convincere il giudice, salvare una trattativa, prendere la decisione giusta sotto pressione con informazioni incomplete.
Quel 20% è dove sta tutto il valore. E nessun algoritmo ci arriva.
Lo stesso principio vale in ogni settore. In modo diretto per il mio:
Un consulente Google Ads può usare l'AI per generare strutture di campagna, varianti di annunci, analisi dei competitor. Tutto questo è esecuzione, l'80%. Ma capire perché un cliente specifico non sta convertendo nonostante le metriche siano buone, o riconoscere che il problema non è la campagna ma la landing page, o sapere che in quel settore specifico il comportamento d'acquisto è stagionale in modo anomalo rispetto al benchmark, quello è il 20%. E viene solo dall'esperienza diretta, dai pattern riconosciuti nel tempo, dalla relazione con il cliente che ti permette di fare le domande giuste.
Un commerciante che usa l'AI per scrivere post sui social, gestire le email dei clienti o produrre descrizioni prodotto sta usando bene l'80%. Ma capire cosa vogliono davvero i suoi clienti abituali, come comunicare in modo che risuoni con quella comunità specifica, quando un'offerta funziona e quando no, quello è il suo 20%. E nessuna AI lo conosce meglio di lui.
Il caso della calcolatrice
Fast Company cita un paragone che trovo illuminante.
Quando le calcolatrici sono diventate universali, non hanno reso obsoleti i matematici. Hanno eliminato il lavoro ripetitivo di calcolo e liberato i matematici per fare più pensiero matematico di qualità. La professione si è evoluta verso l'alto. Il lavoro di basso livello è sparito. Il lavoro di alto livello si è espanso.
L'AI sta facendo la stessa cosa alla conoscenza professionale. Su scala. In ogni settore. Contemporaneamente.
La differenza rispetto alla calcolatrice è la velocità. Le calcolatrici hanno impiegato decenni a diffondersi. L'AI sta cambiando le cose in mesi. Questo non cambia la direzione del cambiamento, la accelera.
Chi si adatta adesso arriva avvantaggiato. Chi aspetta di essere costretto ad adattarsi arriva tardi.
Cosa significa in pratica per imprenditori, professionisti e PMI italiane
Ho smesso da tempo di fare formazione sull'AI come se fosse una questione di strumenti. Non è "impara a usare ChatGPT". È "capisci cosa puoi delegare all'AI e cosa non puoi, e investi su quello che non puoi delegare".
Per un imprenditore o un commerciante, questo ragionamento ha implicazioni molto concrete:
Delega all'AI tutto il lavoro esecutivo che puoi. Non perché sia più comodo, ma perché libera tempo e attenzione per quello che conta: le decisioni, le relazioni, la strategia. Chi non lo fa non guadagna tempo, lo spreca su attività che valgono sempre meno.
Investi sull'esperienza diretta. L'AI impara dai dati esistenti. La tua esperienza reale, con i tuoi clienti, nel tuo mercato, nel tuo settore specifico, produce insight che nessun modello addestrato su dati generici può replicare. Quella conoscenza si costruisce solo facendo, sbagliando e imparando nel tempo.
Costruisci relazioni che contano. Fast Company lo dice chiaramente: la fiducia non è un asset digitale. I clienti non comprano solo il deliverable, comprano la tranquillità, la reputazione, la relazione con una persona specifica. Quella parte è strutturalmente a prova di AI.
Sviluppa un punto di vista originale. L'AI produce la media di tutto quello che ha letto. Un punto di vista specifico, costruito su osservazioni dirette e prospettive non comuni, è esattamente quello che non può replicare. È anche quello che vale di più nel mercato attuale, dove il contenuto generico è ovunque e il contenuto distintivo è raro.
La cosa che spaventa di più, e perché non dovrebbe
L'articolo di Fast Company dice una cosa che condivido completamente: la paura dell'AI è comprensibile, ma spesso è mal indirizzata.
Quando le persone dicono "l'AI sta prendendo il mio lavoro", quasi sempre intendono "sta prendendo i miei compiti". E sì, i compiti esecutivi sono sotto pressione. Ma il lavoro, quello che richiede giudizio, esperienza, responsabilità, relazione, è ancora lì. Diventa anzi più centrale perché l'AI si occupa del resto.
La cosa più pericolosa non è l'AI. È restare aggrappati all'80% perché è familiare, perché ci si sente competenti, perché è quello che si sa fare da anni. Mentre le macchine diventano sempre più brave su quel piano, il valore di quel lavoro scende. E il gap con chi ha già spostato la propria identità professionale verso il 20% si allarga ogni mese.
Ho visto questo schema in aziende di ogni dimensione, dal negozio di quartiere alla PMI strutturata con 50 dipendenti. Chi ha paura dell'AI e la ignora resta indietro. Chi la usa per liberarsi dall'80% e investe sul proprio 20% avanza.
La direzione è quella. La velocità dipende da quando decidi di muoverti.
Come lavoro su questo con le aziende
La formazione AI che propongo non parte dagli strumenti. Parte da questa domanda: qual è il tuo 20%?
Cosa sai fare che l'AI non può imparare da un dataset? Quale giudizio hai costruito negli anni che vale più di qualsiasi automatismo? Quale relazione con i tuoi clienti è il vero asset del tuo business?
Quando quelle risposte sono chiare, l'AI smette di essere una minaccia e diventa quello che è: uno strumento che ti libera per fare meglio le cose che contano davvero.
🎓 Formazione AI per team e aziende: Sessioni costruite sui processi reali della tua azienda, non sull'AI in astratto. L'obiettivo è identificare cosa delegare all'AI e cosa presidiare come competenza umana distintiva. → Scopri come funziona ma prima richiedi il check-up aziendale dell'AI
💬 Confronto diretto: Se vuoi ragionare su come questo cambiamento impatta sulla tua attività specifica, scrivimi su Whatsapp. Ti rispondo personalmente. → Contattami
L'AI sta prendendo l'80% del lavoro esecutivo.
Il 20% che rimane, il tuo giudizio, la tua esperienza, le tue relazioni, vale tutto il resto.
Il momento di investirci è adesso.




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